Fantasmi a Roma
Film italiano del 2013 diretto da Paolo Sorrentino.
Jep Gambardella ha ottenuto la notorietà da giovane con il suo primo romanzo. Da allora non ha più scritto nulla ed è diventato un affermato giornalista e un frequentatore assiduo della mondanità romana, un baraccone popolato da nobili decaduti, starlette, cafoni, radical chic, immobiliaristi, artisti di "avanguardia". Jep non ne può più, ripensa solo ai bei momenti della sua infanzia perduta e al suo primo amore. Il resto è meglio dimenticarlo.
Egocentricamente, cinicamente fingevo di credere che il mio modo di essere fosse soltanto il perfido inganno di un sopravvissuto che si prende gioco del mondo; dall'alto della sua sapienza, della sua notorietà, della sua saggezza, della sua crudeltà. Un mondo al tramonto, in una grottesca decadenza. Osservavo, come uno straniero attento e disincantato scruta una terra sconosciuta, osservavo e giudicavo. Ai margini, ma pur sempre presente. Brillavo per la mia studiata marginalità.
Ma adesso basta!, non ne posso più di questa ipocrisia, di questi pettegolezzi, di questa meschinità, di questa baracconata, di questi trenini, di questa nebbia che nasconde solo nebbia. Ma il mio futuro ha i giorni contati, non ho più nulla da dare, né da ricevere, la mia anima mi appare arida e accartocciata. Annientata. Mi rimane un solo desiderio, una sola preghiera, la stessa che recitavo da bambino prima di prendere sonno: "Signore, fa che domani mi possa stupire di qualcosa!"
L'ultima fatica di Sorrentino è un film sovraccarico, quasi barocco: interminabili piani sequenza, giochi d'ombra, panoramiche ardite, una fotografia luccicante, citazioni e rimandi, una folla di comparse, un carosello continuo, quasi stordente. Alla pienezza visiva si contrappongono vuoti nella sceneggiatura e una tesi di fondo non troppo originale: viviamo una società in decadenza, svuotata, priva di ogni valore etico, superficiale, frivola, kitsch e Roma è la città che incarna meglio di tute questa caratteristiche. Il tutto è rappresentato da personaggi macchietta, stereotipati, grotteschi, finti, posticci, banali. Il personaggio di Madre Teresa, la santa dell'epilogo, è l'emblema del ridicolo, sembra star lì come una figurina appiccicata sulla pagina sbagliata dell'album.
7/10

musica appropriata: Damien Jurado - Everything Trying
Dal trailer, che avevo visto al cinema, ho avuto subito l'impressione di qualcosa di troppo pomposo, kitsch, per l'appunto e la tua recensione mi sembra una conferma. Sorrentino proprio non mi và e forse, ancor di più, non ho mai sopportato Servillo, anche se non metto in dubbio che possa essere un grande attore.
RispondiEliminaPomposo e kitsch lo è sicuramente, e se poi non sopporti né Sorrentino né Servillo, lascia perdere. Che è meglio!
EliminaLo vedrò. Quando sarà finita l'isteria di massa. L'ultimo Sorrentino, non mi aveva convinto del tutto, mi sembrava basato sulle frasi ad effetto di Penn. Questo aspetterà, del resto sembra che sia da un pezzo che in Italia non venga scritta una sceneggiatura come Dio comanda (e non mi riferisco al film).
RispondiEliminaPer me si equivalgono, pregi e difetti.
EliminaIo avevo i biglietti gratis, e non c'era il pienone :)