Miracoli coreani
film coreano del 2010 diretto da Hong Sang-soo.
Jo Munkyung, dopo mille tentennamenti, ha finalmente preso la decisione di trasferirsi in Canada. Qualche giorno prima della partenza incontra un suo vecchio amico, critico cinematografico e poeta a tempo perso. I due iniziano a bere e scoprono di aver visitato,nella medesima estate, la stessa cittadina, Ton-yung. Tra un bicchiere e l'altro raccontano la loro estate, tra donne, amici, bevute e cazzeggi vari. Scoprono così che hanno frequentato le stesse persone, ma non si sono mai incontrati.
Fu una serata interminabile quella in cui Wang mi raccontò la sua storia, tra un bicchiere e un altro. O meglio la storia del suo amico poeta, delle avventure di questo smidollato scribacchino e delle sue donne. E più andava avanti con il racconto, più quelle donne mi sembrava di conoscerle. Per la miseria, parlava proprio di quella ragazza per cui ho sbavato per una intera estate, che ho seguito per giorni, con cui pensavo addirittura di sposarmi. A cui avrei affidato la mia vita, i miei soldi. E per lui niente, un episodio insignificante, una avventura estiva come tante.
Forse sarà stato l'alcool, ma tra noi nacque comunque una specie di complicità e nel rimestare i ricordi insignificanti di quell'estate ci prese una nostalgia quasi lacrimosa. Dei tempi andati che non potranno mai più essere. Anche se onestamente non è che fossero un granché.
I film di Hong Sang-soo sono tutti così, o prendere o lasciare: storie minime, ripetitive, all'apparenza insignificanti, tra una sigaretta e un bicchiere di sake, con personaggi comuni, uomini di tutti i giorni, spesso patetici, infantili o meschini. Eppure, queste storie, per una alchimia che non so spiegarmi, prendono, riescono a catturare l'attenzione. Miracoli coreani.
Presentato a Cannes, miglior film nella rassegna Un Certain Regard.
7,5/10

musica appropriata: Yo la tengo, Is that enough


